Empatia2: quando non ascoltiamo e parliamo di noi

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Donne che si abbracciano. Da Huffington post ITA 09/04/2018
Tempo fa ho scritto un post sull'empatia. Ora ritorno sul tema, perchè leggere il post post di Celeste Headlee Oprah.com  e la traduzione in Italiano "L’errore che ho commesso con la mia amica in lutto"  mi ha aperto uno spiraglio sul fatto che spesso parlo di me, delle mie esperienze con l'idea di condividerle, ma in realtà a dall'altra parte non sempre vengono interpretate in quel modo.

Tutto dipente dalla 'situazione', certo. Non è un assoluto. Ma è vero, molte volte parlo troppo di me con l'intenzione di creare 'comunione' con l'altro/altra.  A volte è utile, per esempio se stiamo parlando di una idea. Assolutamente controproducente quando c'è da dare supporto all'altro/a, quando l'altra persona ha un problema. 

A volte il silenzio mi spaventa, altre volte penso di avere la cosa giusta da raccontare per far passare una idea, altre semplicemente voglio fare un esempio. Ma è sempre utile? Quante cose mi sono perso perchè on ho ascoltato? 

Vi consiglio di leggerlo sino in fondo, qualche minuto speso bene.